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I DISOCCUPATI, I PENSIONATI, I SACERDOTI NON AVRANNO GLI 80 EURO, MA I POLITICI SI



Di il 30 aprile 2014

E’ da due mesi circa che si fa un gran parlare delle famose 80 euro in tutte le TV, nei giornali, nei dibattiti televisivi. Un tambureggiamento continuo che sa di pura propaganda elettorale in vista delle europee.

Ma come stanno in realtà le cose? Proviamo a spiegarlo.

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In data 24.04.2014 è stato pubblicato l’agognato Decreto Legge 24.04.2014 n° 66, tanto  atteso dal popolo italiano, il quale oltre a prevedere le 80 euro, si occupa di varie materie.

Una vera e propria manovra con 51 articoli, dove sostanzialmente da una parte viene di poco alleggerito i carico fiscale (ma solo per il 2014), mentre dall’altra vengono aumentate le tasse anche in modo retroattivo ad altre categorie di contribuenti.

Come al solito, si fa sempre uso del decreto legge, dove ci si mette un po’ di tutto all’insegna dell’urgenza, anche se inesistente, con il rischio che lo stesso venga stravolto in sede di conversione e, in casi peggiori, non venga convertito.

Anche qui il solito trucco, come è successo per il D.L. IMU-Bankitalia, dove i parlamentari saranno messi di fronte al dilemma di esprimere il proprio voto su materie diverse.

A CHI SPETTANO GLI 80 EURO

Il decreto legge non parla di 80 euro al mese, ma di 640 euro, da concedere a titolo di bonus soltanto per il 2014. Se parte da maggio l’importo è di 80 euro al mese.

In sostanza vengono regalati 640 euro per quest’anno ad una platea di contribuenti, non necessariamente la più bisognosa in assoluta, tassando altri contribuenti.

Ecco i beneficiari, salvo il caso di incapienza:

        lavoratori dipendenti i cui redditi sono soggetti ad un’imposta di importo superiore a quello della detrazione spettante,  se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro. Superando le 24.000 euro il bonus viene diminuito in proporzione sino ad annullarsi ad 26.000 euro;

–    persone che rivestono cariche politiche e che percepiscono indennità, gettoni di presenza e gli altri compensi corrisposti dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni;

–    personale che svolge l’attività libero professionale intramuraria presso Servizio  sanitario  nazionale;

–   i percettori di rendite vitalizie e rendite a tempo determinato, costituite a titolo oneroso, diverse da quelle aventi funzione previdenziale.

CHI RIMANE A BOCCA ASCIUTTA (l’elenco qui sotto non è esaustivo)

–       Disoccupati e chi non ha nessun reddito

–       Tutti i pensionati, compresi quelli al minimo

–       I lavoratori dipendenti o assimilati incapienti, cioè quelli che pur percependo un reddito non pagano l’IRPEF a causa di detrazioni e/o deduzioni

–       I lavoratori soci delle cooperative

–       I lavoratori autonomi e le partite IVA in genere

–       Soggetti impegnati  in lavori socialmente utili

–       I sacerdoti percettori di compensi e congrue derivanti dai patti lateranensi

Qui si riporta il testo di legge

Decreto Legge 24.04.2014 n° 66

Art. 1
(Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati)

1. In attesa dell’intervento normativo strutturale da attuare con la legge di stabilita’ per l’anno 2015 e mediante l’utilizzo della dotazione del fondo di cui all’articolo 50, comma 6, al fine di ridurre nell’immediato la pressione fiscale e contributiva sul lavoro e nella prospettiva di una complessiva revisione del prelievo finalizzata alla riduzione strutturale del cuneo fiscale, finanziata con una riduzione e riqualificazione strutturale e selettiva della spesa pubblica, all’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:

“1-bis. Qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi del comma 1, e’ riconosciuto un credito, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari:
1) a 640 euro, se il reddito complessivo non e’ superiore a 24.000 euro;
2) a 640 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro. Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.”.

2. Il credito di cui al comma precedente e’ rapportato al periodo di lavoro nell’anno.

3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano per il solo periodo d’imposta 2014.

4. Per l’anno 2014, i sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, riconoscono il credito eventualmente spettante ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal presente decreto, ripartendolo fra le retribuzioni erogate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, a partire dal primo periodo di paga utile. Il credito di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ riconosciuto, in via automatica, dai sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

5. Il credito di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ attribuito sugli emolumenti corrisposti in ciascun periodo di paga rapportandolo al periodo stesso. A tal fine, il sostituto d’imposta utilizza, fino a capienza, l’ammontare complessivo delle ritenute disponibile in ciascun periodo di paga e, per la differenza, i contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga, in relazione ai quali, limitatamente all’applicazione del presente articolo, non si procede al versamento della quota determinata ai sensi del presente articolo, ferme restando le aliquote di computo delle prestazioni. L’importo del credito riconosciuto e indicato nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (CUD).

6. L’INPS recupera i contributi di cui al comma 5 non versati dai sostituti di imposta alle gestioni previdenziali rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’Erario nella sua qualita’ di sostituto d’imposta.

7. In relazione alla effettiva modalita’ di fruizione del credito di cui ai precedenti commi, il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio compensative, anche tra l’entrata e la spesa, al fine di consentirne la corretta rappresentazione contabile.

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