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Lettera di un agrigentino sul cemento del Calvario



Di il 15 aprile 2014

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E’ la settimana Santa, ovvero, la memoria della passione, morte e risurrezione di Gesù, il cuore di tutto l’annuncio evangelico.

Lui stesso, Gesù, a più riprese, afferma di essere nato per il grande evento del Calvario che è vertice della manifestazione dell’amore di Dio, un amore che ai nostri occhi è follia, quell’amore che non risolve l’umano dubbio sul grande mistero dell’esistenza terrena e tuttavia si fa risposta nel segno tangibile del dono col sacrificio della croce, disegno insondabile di Dio attuato in Cristo e a noi comunicato e offerto attraverso il sacramento della chiesa.

La settimana santa è anche, però, tradizione popolare ovunque sin dalla Domenica delle Palme.

E’ celebrazione corale dove il sacro e il profano si mescolano in un tutt’uno simbiotico e simbolico, tutto si traduce in folklore attraverso cui si attestano rappresentazioni sceniche di quella religiosità popolare in cui, il “fedele” è al contempo attore-spettatore dato il “ricordo” della riconciliazione tra Dio e l’umanità, il passaggio dal peccato alla Grazia mediante il sommo sacrificio di Gesù.

Ma a proposito di Calvario, mi concedo una “licenza” sul Calvario di Grotte, ovvero quel sito detto appunto il Calvario, di certo a motivo della grande croce che lo sovrasta e dove amici mi hanno portato a visitare.

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Bello e suggestivo per davvero… il sito ma, a chi sarà venuta l’infelice iniziativa di OFFENDERLO con quell’intervento di riempimento e TINTEGGIATURA di buona parte dei gradini (forse un centinaio) che portano alla croce?

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Un vero attentato alla bellezza a tutto vantaggio del cattivo gustoperché no, anche dell’abuso da parte dell’amministrazione che lo ha permesso. Passi che si siano ripristinati i gradini perché un rischio (cosi almeno mi è stato detto), per la incolumità (suvvia, non esageriamo) di chi li attraversa; farlo però nel rispetto dell’ambiente e del luogo per ciò che esso rappresenta sarebbe stato più opportuno.

“E’ una misura temporanea” mi ha detto l’ex sindaco (ndr. Filippo Giambra) che non sapevo chi fosse. Temporanea misura tinteggiarli di bianco? No, mi spiace caro ex sindaco, Lei è persona gradevolissima e gentile, mi permetto però di dissentire, nessuna temporaneità può essere permessa né giustificata quando deturpa l’ambiente e la bellezza che, mi permetta, non possono e non devono essere ad esclusivo appannaggio-gestione dell’amministrazioni dentro il cui territorio risiedono. La bellezza è patrimonio comune.

Piuttosto, si attivi l’amministrazione di contattare chi ha professionalità tali da suggerire eventuali interventi di protezione dal rischio usura dei dipinti che insistono nelle edicole. E se questi, almeno nelle intenzioni,rappresentano le tavole della Via Crucis, almeno oggi, per domani e sempre, li si distribuisca dando loro la successione delle “stazioni” come da tradizione cattolica.

Attivista del Meetup GrilliAgrigento.it

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