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“Viddani arrinisciuti che non sanno più come rubare allo Stato”



Di il 14 aprile 2014

Le parole di Don Paolo hanno smosso le acque. Oggi controlli della Prefettura sulle case di prima accoglienza.

Hanno suscitato polemiche e reazioni contrapposte gli interventi dei due preti grottesi, Don Paolo e Don Dario Morreale, sul tema dell’accoglienza dei migranti che sempre più numerosi ormai arrivano sulle nostre coste in cerca di cibo e lavoro.

A Grotte e a Racalmuto in questi giorni ci sono persone che diventano protagonisti di vere storie di accoglienza e solidarietà, che spalancano le porte di casa a donne e bambini che arrivano per fortuna vivi dai cosiddetti viaggi della speranza. Ma ci sono anche quelli che trasformano l’accoglienza in business.

Quando Don Paolo Morreale, fratello di Don Dario che ha operato a Lampedusa e ha già vissuto in prima persona gli sbarchi, le tragedie e le vicende umane legati ad essi, scrive in una lettera di sfogo inviata ad un quotidiano locale: “A Grotte la gente perbene difende i mafiosi che corrompono pure la legge, i tribunali, la giustizia; cerca soltanto un anestetizzante per placare ormai la brutta sorte di viddani arrinisciuti che, ora che è finito il commercio, non sa più come rubare allo Stato” non intendeva – a nostro avviso – certamente riferirsi a coloro che, in queste ore, gratuitamente e spinti solo da spirito di umanità, stanno accogliendo, vestendo, sfamando e ospitando centinaia di donne uomini e bambini.

Don Paolo

Don Paolo – a nostro avviso – voleva riferirsi a quelle persone che stanno trasformando l’accoglienza in un business selvaggio, stipulando prima una Convenzione con la Prefettura, prendendo in affitto le case dei grottesi e non rispettando dopo tutte le regole che la Convenzione prescrive per l’affidamento del servizio di accoglienza.

Per chiarire i contorni di questa vicenda è opportuno fare un passo indietro. 

In un articolo apparso su questo sito lo scorso 27 marzo: “Operazione “Mare nostrum”. Grotte: teatro di Accoglienza o di Speculazione?”, manifestavamo le nostre perplessità su come era stata gestita l’operazione “Mare Nostrum” e sui probabili sviluppi che potevano interessare Grotte:

In seguito al naufragio di Lampedusa, il governo italiano ha deciso di rafforzare il dispositivo nazionale per il pattugliamento del Canale di Sicilia autorizzando l’operazione “Mare nostrum”,una missione militare ed umanitaria la cui finalità è di prestare soccorso ai migranti prima che possano ripetersi altri tragici eventi nel Mediterraneo.

Questa operazione nasce quindi con nobili finalità. Tuttavia, come spesso accade per le vicende italiane, prima si avviano i programmi, le iniziative, le missioni, e solo dopo si pensa ad individuare le risorse per fronteggiare gli impegni presi o ad apprestare l’organizzazione per eseguire gli obblighi assunti e portare a termine le attività.

Ecco quindi che con l’arrivo delle prime barche dal Nord Africa, l’Italia e la Sicilia in particolare, si trovano in una situazione di emergenza: non ci sono infatti strutture e posti a sufficienza per ospitare dignitosamente i migranti. E non è difficile prevedere che appena le condizioni meteorologiche miglioreranno, si avrà un aumento degli sbarchi sulle coste siciliane ed un aggravarsi dell’emergenza.

Lo Stato allora cosa fa? Cosa ha fatto? Ben poco.

Attraverso le Prefetture ha invitato i privati, le associazioni e gli enti che sono in possesso di immobili e di determinati requisiti, a concedere ospitalità, pagando questi soggetti 30,00 euro al giorno per ogni persona ospitata.

E purtroppo come spesso accade l’occasione fa l’uomo ladro.

Qualche settimana fa il Prefetto di Agrigento ha inviato a tutti i sindaci della provincia una circolare con la quale manifestava le difficoltà della Prefettura nell’accogliere i migranti in considerazione dell’avvenuta saturazione dei centri governativi e dell’insufficiente recettività delle strutture temporanee finora allestite.

Si diceva inoltre ai sindaci che era necessario reperire ulteriori strutture per l’accoglienza degli stranieri preferibilmente non alberghiere ed aventi capienza media di 20-50 persone comunque non superiori a 100, messi a disposizione di enti pubblici o comunque selezionate nell’ambito del privato sociale.

 

Il Prefetto invitava inoltre i sindaci a dare la più ampia diffusione, nelle forme ritenute più opportune, a tale comunicazione.

Avete forse visto o letto sull’albo pretorio del Comune o sui siti internet tale circolare?

La nostra amministrazione ha pensato bene di chiuderla in un cassetto, e vorremmo capire le ragioni di tale scelta.

Quattro o cinque strutture attualmente prestano sul nostro territorio questo servizio definito di prima accoglienza e soccorso.

Dal testo della Convenzione si evincono tutte le prestazioni che andrebbero fornite agli ospiti: servizio di assistenza generica alla persona, fornitura di beni, servizi di gestione amministrativa,  assistenza sanitaria e socio-psicologica, servizi di pulizia e igiene, erogazione dei pasti.

Noi abbiamo parlato con dei ragazzi ospitati in alcune strutture.

Ci hanno riferito che il cibo, seppur fornito con modalità non conformi alle prescrizioni, non manca, ma restano lettera morta tanti altri aspetti importanti della convenzione: pulizia, comunicazioni e informazioni sullo status degli stranieri in Italia, pocket money giornaliero di 2.50 euro, etc..etc… Per ognuno di questi “disservizi” si prevede (art. 7 della convenzione) una penale pari al 10% del corrispettivo mensile.

Noi invitiamo gli uffici preposti a vigilare affinchè venga rispettata questa convenzione, affinchè l’accoglienza non si trasformi in un business selvaggio sulle spalle di poveri disgraziati. E a quanto pare questa mattina la Prefettura ha inviato dei funzionari ad effettuare dei controlli.

Questi ragazzi è da settimane che in 15-18-20 sono chiusi in casa senza nulla da fare, isolati e in uno stato di semi-abbandono. Molti di loro vorrebbero vedere un film, saperne di più di questo posto o semplicemente fare una partita a calcetto. Invitiamo il Comune ad entrare in queste case, a mettere a disposizione le strutture sportive, ad organizzare delle attività.

Apriamo gli occhi e i cuori

 

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